Quando si discute dell'immigrazione di massa da paesi africani e musulmani in Europa, ci sono vari fattori di rischio e preoccupazioni che vengono sollevati, spesso a seconda delle prospettive politiche, culturali e sociali. Quanti davvero vogliano integrarsi non si sa.
- Problemi di integrazione culturale e sociale
Un fattore di rischio spesso citato è la difficoltà di integrazione. La diversità culturale e religiosa, come nel caso di immigrati musulmani in Europa, può portare a conflitti con le tradizioni cristiane e i valori locali. Ciò può generare divisioni nella società, difficoltà nell'accettazione reciproca, e la creazione di "ghetti" o comunità isolate, dove i nuovi arrivati non riescono - o non vogliono - a inserirsi nel tessuto sociale e economico del paese ospitante. Questo può creare segmentazioni sociali che minano la coesione e l'unità della società. Da considerare anche come, talvolta, gli immigrati non abbiano alcun interesse ad includersi. Spesso li si sente parlare di "sostituirsi" agli europei oppure dire che devono essere gli europei ad includersi in mezzo agli arabi e ai musulmani. Come se non fossero loro ad essere venuti in Europa.
- Radicalizzazione e sicurezza
Un altro rischio frequentemente sollevato è la possibilità che alcune persone provenienti da contesti di conflitto, come in molte regioni africane o mediorientali, possano essere vulnerabili alla radicalizzazione. Molti europei temono che una parte di immigrati possa essere attratta da ideologie estremiste, come l'Islam radicale, che si riflettono in comportamenti violenti o terroristici. Anche se il rischio complessivo è limitato, i recenti numerosi attacchi terroristici in Europa hanno alimentato preoccupazioni sulla sicurezza.
- Sovraccarico dei servizi sociali ed economici
Un altro fattore di rischio riguarda l'impatto economico e sociale. L'afflusso massiccio di immigrati può mettere sotto pressione i sistemi di welfare, le infrastrutture pubbliche, e il mercato del lavoro. La gestione di un grande numero di nuovi arrivati richiede risorse significative per la loro integrazione (istruzione, formazione, sanità, alloggi), e in alcuni casi, potrebbe comportare un aumento delle disuguaglianze o una percezione di competizione per risorse limitate, come lavoro e servizi. Altro che risorse che ci pagheranno la pensione: siamo noi a pagare per loro, in particolar modo per quelli che non lavorano ma fanno riferimento ai servizi sanitari oppure prendono treni e autobus senza pagare il biglietto.
- Disoccupazione e concorrenza nel mercato del lavoro
L'immigrazione di massa può influenzare il mercato del lavoro, soprattutto in periodi di difficoltà economica. Se i nuovi arrivati non riescono a integrarsi nel mercato del lavoro o a sviluppare le competenze necessarie, può esserci una competizione per i posti di lavoro, che potrebbe avere un impatto negativo sulla disoccupazione, in particolare tra i gruppi di popolazione più vulnerabili (giovani, meno istruiti). Quali competenze che molti immigrati non ne hanno nessuna? Dobbiamo anche formarli da zero a spese nostre.
- Conflitti etnici e religiosi
L'arrivo di gruppi etnici e religiosi molto diversi alimenta tensioni interne tra i vari gruppi della popolazione. In Europa, ci sono stati episodi di conflitti tra immigrati e cittadini locali, o anche tra differenti gruppi di immigrati, ad esempio tra musulmani e non musulmani, o tra diverse comunità etniche. Questi conflitti possono derivare dalla percezione di discriminazione, disuguaglianza o differenze nelle aspettative sociali. Da ricordare che se un italiano va in Arabia o in un paese musulmano è costretto, volente o nolente, a rispettare le loro usanze e la loro cultura. Moltissimi musulmani in Italia non rispettano un bel niente delle leggi, usanze, regole italiane (basti vedere quanti spacciatori nordafricani ci sono ed i loro figli maranza). In Italia spesso non rispettano più neppure le loro stesse regole civili religiose.
- Sovrappopolazione e degrado urbano
In alcune aree europee con alta densità di immigrazione, come alcune città francesi o tedesche, c'è stata la preoccupazione che l'alta concentrazione di persone possa portare a fenomeni di sovrappopolazione e degrado urbano. Questo può causare una diminuzione della qualità della vita per tutti i residenti, sia per gli immigrati che per la popolazione locale. Ci sono video di Roma, postati sui social da abitanti di Roma ormai stanchi, che mostrano come gli immigrati africani non abbiano amore per la città che li ospita (spazzatura e sporcizia. Parigi irriconoscibile, Londra neanche a parlarne). Alcuni casi sono stati registrati anche in provincia di Vicenza (ma accade anche in altre città) dove nei condomini ad alta densità di presenza di africani la sporcizia e il degrado sono ormai la regola quotidiana.
Invece di adeguarsi alle nostre regole, troppi immigrati trasformano il nuovo ambiente urbano in quello che hanno abbandonato.
Non se ne può parlare però perché altrimenti scatta la macchina del fango e l'insulto "razzista". Chiedere il rispetto delle regole agli africani ci fa tacciare, in automatico, di razzismo. Che roba stupida.
- Tensioni politiche e sociali
L'immigrazione massiva, soprattutto quando non è gestita correttamente poiché da anni è solo un business che non produce né integrazione né inclusione, può polarizzare l'opinione pubblica. Ci sono movimenti politici e partiti che utilizzano la questione migratoria per ottenere consensi, alimentando sentimenti di xenofobia e nazionalismo. Questi fenomeni possono portare a un aumento delle divisioni politiche e sociali, con potenziali ripercussioni sul dialogo democratico e sulla stabilità sociale. Anche vero, però, che tanta gente moderata che non è razzista, non è xenofoba, vorrebbe maggiore rispetto per il proprio Paese, per le proprie città, per il proprio condominio. Non è razzismo: è mancanza della minima idea di educazione (e di comportamento civile) da parte di chi arriva e pretende di vivere qui senza rispettare le regole.
Qualcuno sostiene che basterebbe una gestione responsabile dell'integrazione degli immigrati, attraverso politiche inclusive che favoriscano l'integrazione, l'educazione interculturale e la promozione di valori comuni.
Poi si guardano i video che la gente comune pubblica sulle piattaforme oppure basta sentire parlare i giovani maranza invitati in trasmissioni tv per capire che, probabilmente, si sta perdendo tempo. Moltissime persone, infatti, sono ormai convinte che la soluzione sia solo quella di rispedirli tutti a casa loro come vorrebbe fare Trump con gli immigrati irregolari presenti negli Stati Uniti.
A partire da chiunque abbia commesso reati in Italia: sei uno spacciatore tunisino? Sei stato arrestato? Bene, ti si riporta in Tunisia e in Italia non torni più.
Le città italiane si trovano a dover fare i conti con una diffusa piccola delinquenza. Quei giovani e quegli adulti che non vogliono integrazione e che sono sempre pronti a sferrare una pugnalata al primo malcapitato.
Stiamo raccogliendo un po' di storie. Ve le racconteremo.
Ardito
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