Sospetta malattia di Lyme: a Genova muore un ragazzino di 13 anni che pare fosse stato morso da una zecca. Il morbo di Lyme va curato in modo costante ma individuarlo non è facile.
Il dubbio c'è e la Procura di Genova sta indagando sulla morte di un ragazzino di 13 anni per sospetta malattia di Lyme. Da questo terribile fatto di cronaca prendiamo spunto per una riflessione su questa malattia poco conosciuta.
Una malattia odiosa - per qualcuno un'arma batteriologica creata in laboratorio negli anni della guerra fredda tra Stati Uniti e Russia - che provoca una miriade di disagi e di coinfezioni. Una malattia che spesso i medici non sanno affrontare e non sanno curare proprio per la difficoltà di diagnosticarla. Medici, che spesso, non accettano neppure le certificazioni delle cliniche dell'Est Europeo perché "non italiane".
Le cliniche ungheresi, però, sono all'avanguardia rispetto alla medicina italiana che tende ad accodarsi alle teorie provenienti dagli Stati Uniti. Se la malattia di Lyme viene diagnosticata da una clinica specializzata ungherese state pur certi che è vero.
Cosa provoca il Lyme? Disturbi neurologici caratterizzati da artralgie migranti, mialgie, meningiti, polineuriti, linfocitoma cutaneo, miocardite, disturbi della conduzione atrio-ventricolare, e ancora alterazioni del sistema nervoso, della cute e dell'apparato muscolo-scheletrico, infiammazioni. E anche contemporaneamente.
E noi di Anticonformista ne sappiamo qualcosa in quanto viviamo a contatto, da 8 anni, con persone affette dalla malattia di Lyme.
Ci sono due scuole di pensiero in merito alle cure.
1) Secondo il sistema sanitario degli Stati Uniti, il batterio Borrelia viene eliminato da un ciclo di antibiotici di alcuni giorni. Poi "permangono i sintomi" e le coinfezioni che, comunque, devono essere curate. Come possano "permanere" i sintomi senza i batteri? Non è chiaro.
2) Ungheria (più concreti e affidabili): la malattia va curata e se si passa ad uno stadio cronico con più infezioni batteriche e più coinfezioni sono necessari antibiotici in modo costante. Da anni la malattia di Lyme è diffusa nei paesi dell'Est europeo. In Italia lo è di meno o, forse, è solo poco conosciuta. Un approccio più razionale che punta dritto al problema.
L'Italia tende a seguire la teoria degli Stati Uniti dove non si prescrivono antibiotici ai malati di Lyme e - in pratica - non si curano o si curano solo le coinfezioni come malattie singole.
La malattia quando diventa cronica, in particolar modo, diventa invalidante. Negli Stati Uniti non è raro che l'ammalato decida di farla finita. Le cure sono costose e il sistema sanitario tende ad abbandonare il malatto di Lyme.
Chi contrae il Lyme, specie se a livello cronico, difficilmente potrà lavorare e svolgere le attività più banali come una qualunque persona sana. I disturbi sono continui, la qualità della vita è pessima. E tende a peggiorare anche per chi decide con spirito di abnegazione di prendersi cura e farsi carico di un ammalato di Lyme. Non ci sono aiuti.
La nostra esperienza diretta, per la vita quotidiana a contatto con persone che hanno il Lyme, ci porta alla triste convinzione - ma attenzione non siamo medici - che dalla malattia cronica non si guarisce. Per garantire una qualità della vita accettabile sono necessari antibiotici e altri farmaci per la cura delle coinfezioni. In termini economici diventa anche un costo non indifferente.
Al di là della retorica sulla "resistenza" dei batteri all'antibiotico qui il problema è diverso. Non si tratta di assumere farmaci quando non sia necessario o a caso come fanno molte persone. Qui si tratta di sopravvivenza nuda e cruda. E il caso del 13 enne di Genova potrebbe essere emblematico: manteniamo il dubbio e il condizionale.
In questo hanno un ruolo fondamentale i medici di assistenza primaria. Devono essere sempre più formati riguardo questa malattia che distrugge le vite lentamente. Nessuno vuole assumere farmaci per gioco.
Basta fare un giro su qualunque gruppo sui social che parli di Lyme per comprendere come uno dei problemi più grandi sia proprio la difficoltà a farsi prescrivere medicinali.
C'è da dire, inoltre, che talvolta sono proprio gli ammalati a riconoscere la malattia e a sottoporsi ad esami per verificare la validità della loro intuizione.
Un altro problema è la sottovalutazione, per scarsa conoscenza, della malattia. Spesso si tende a curare le coinfezioni singolarmente senza guardare all'insieme per risalire al Lyme oppure si tende a pensare all'AIDS (HIV), a tumori o a malattie autoimmuni.
Sbagliato: è il morbo di Lyme.
Ardito
Non sei autorizzato a postare commenti. Registrati. Sei il solo responsabile dei tuoi commenti.